La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi, dal punto di vista mentale, cioè, parliamoci chiaro, un idiota. Per evitare questo spiacevole rischio è da esercitare sempre la memoria. Il volto dei quattro angoli a Palermo fu un mio primo esperimento dopo aver letto “Spazio sonoro” un dei libri della disciplina all’accademia “Storia della Musica” a cura del professore Roberto Favaro.

l tema centrale del libro è i rapporti tra musica e architettura tra analogie, riflessi, complicità, secondo me, attraverso alcune prospettive privilegiate quali la sonorità dello spazio, la spazialità del suono, gli spazi per la musica, le attinenze spaziali del linguaggio musicale, la riflessione si spinge a considerare la relazione tra musica e architettura analizzando alcuni contesti esemplari: la casa, la fabbrica, il territorio, la città e  il caso dei quattro canti a Palermo.

Lo spazio sonoro è quello di una musica che racconta un paesaggio, quello del nostro corpo e della nostra coscienza in ascolto. Ascoltare significa anche immaginare o liberare la natura drammaticamente dei rumori della città; portare nella realtà e nel mondo qualcosa che anche sul piano acustico ancora non esiste, colmando un vuoto, imponendo un volume che non è di sola forma visibile e solida ma anche di sonorità concretamente udibile, cioè, provare ad ascoltare le cose, il mondo e se stessi in rapporto alle cose e al mondo. La memoria è un muscolo e va allenato all’ascolto dello spazio.

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