Scegliere di fare scenografia teatrale all’accademia di Brera è stato importante per me. C’era da valutare il fatto di aver un’attività lavorativa impegnativa oltre la famiglia. Dover frequentare i corsi tutti giorni in una vita già strutturata come si suol dire, era un ostacolo difficile per me.

Ero consapevole che avrei condiviso le lezioni con dei ragazzi giovanissimi e, che ci sarebbero stati momenti di confronto con loro, per forza.

Credevo di essermi preparata emotivamente per i possibili ostacoli che avrei incontrato lungo il percorso scolastico. Ma non è andata così. Gli ostacoli in alcune discipline sono stati montagne scalate a mani nude. I confronti con la maggioranza dei compagni di corso sono stati sublimi. Fatto è che non si è mai abbastanza preparati alla vita, ci sorprende spesso alcune volte.

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Cos’è la shut-in economy?

Letteralmente “economia chiusa”, o meglio “economia tra i confini”, fa riferimento a tutto ciò che è ordinato da casa, chiesto e usufruito online. Già prima che il virus rivoluzionasse gli stili di vita in diversi Paesi, la shut-in economy registrava una considerevole ascesa. c’è da fare i conti anche con un inevitabile cambiamento nelle abitudini e l’onda lunghissima, probabilmente inarrestabile, di una shut-in economy destinata a restare.

Qualche giorno fa, il Telegraph ha evidenziato come storicamente la fine di un’epidemia porti sempre con sé una ripresa brusca dell’economia, una ripartenza accelerata dei consumi.

Shut-in Economy é o futuro?

Dall’altra parte però lo stesso Telegraph – prima di elaborare stime su un’eventuale ripresa – invita a confrontarsi con i numeri: Goldman Sachs prevede per i Paesi più colpiti un crollo della domanda che può condurre verso una riduzione del PIL dal 2,4% fino a più del 5%. Questo vuol dire che molte imprese non ce la faranno, mentre quelle che riusciranno a resistere dovranno necessariamente reinventare i loro business. La shut-in economy rientra esattamente in questa logica di riadattamento.