èssere2 s. m. [uso sostantivato del verbo]. – 1. a. La condizione di aver vita, di avere realtà, esistenza, conforme al sign. primo e assoluto del verbo: l’e. e il nulla; passare dall’e. al non e. (per estens. può indicare anche il passaggio da una condizione di qualche importanza nella vita sociale, nel proprio ufficio, a una condizione molto inferiore). Con uso più strettamente filosofico: scienza dell’e., l’ontologia; problema dell’e., il problema ontologico; l’E. semplicissimo, l’E. stesso, la totalità dell’e., espressioni della scolastica con cui è indicato Dio; inoltre: Dio è la perfezione dell’e.; l’e. delle creature è una partecipazione analogica all’e. divino; nell’e. di Dio coincidono essenza ed esistenza. b. L’atto e il fatto di esistere, esistenza, vita: il nostro essere è piuttosto durare (Leopardi); tutte le cose debbono a Dio il loro e.; i genitori che ci hanno dato l’essere. c. Modo di essere, condizione, stato, in rapporto alle qualità e proprietà intrinseche; di solito accompagnato da una determinazione: conoscere una persona, una cosa, un fatto, nel suo vero e., nella sua essenza; l’e. dell’uomo dista grandemente da quel delle bestie (Tommaseo); i compagni di Ulisse, che erano stati tramutati in porci, ripresero poi il loro e. primitivo; gli domandò dell’esser suo (chi egli fosse; ant., come stesse). V. anche benessere, malessere. d. Locuzioni ant.: essere, trovarsi in e., vivere, e anche, riferito a cose, sussistere, essersi conservato: le sue lettere son tutte in e. (Redi); in buono, in cattivo e., in buono o cattivo stato: mobili, casa, in cattivo essere. Senza determinazione, in e., in buono stato, e, riferito a persona, in salute, in prosperità: mio nonno è sempre in e.; essere, avere in e., in pronto (e analogam. porre in e.): aveva in e. 4000 fanti; fate che al nostro ritorno la scena sia in e. (Caro); di denaro o roba che si possieda in valore effettivo: aveva circa centomila scudi in essere. 2. a. Con sign. concr., ciò che è, che esiste: Tutte naturesi muovono a diversi porti Per lo gran mar de l’e. (Dante). Quindi ente, nel suo valore assoluto: l’E. supremo, l’e. in sé, Dio. b. Si può riferire anche (e con quest’uso può avere il plur. esseri) agli uomini e alle cose esistenti, con valore indeterminato: tutti gli e. viventi; gli e. intelligenti, gli e. razionali; e. animati e inanimati, reali e ideali. Nel linguaggio fam. (talora scherz.), anche con valore determinato, riferito a persona singola: sei un e. fortunato; che strano e. che sei!; è un e. spregevole; e al plur.: sono degli esseri fatti a modo loro. 3. In filosofia, esserci, usato come s. m., termine con cui è reso il ted. Dasein (cioè Dasein «essere qui»), il cui carattere fondamentale è la effettività, ossia l’«esistenza» di fatto, il trovarsi a vivere in una data situazione. ◆ Dim. fam. esserino, riferito (come il vezz. esserùccio) a un bambino, a persona minuta, delicata, o anche talora a bestiola, in frasi di tenerezza o di compatimento.

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