Non sono mai sta una persona che va in giro con la macchina fotografica senza destino. Mi sento prepotente alzare la macchina fotografica quando non necessaria per lavoro.

Forse sono fissata con certe cose! Però nell’era del digitale c’è il cellulare con la fotocamera, perciò è inevitabile non fotografare per passatempo, cosa che a me non piaceva affatto. In questa foto ero a Napoli e non poi vedere i panni stesi e non amarli, un curioso soggetto da fotografare, per me.

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Quando ho partecipato al mio primo laboratorio teatrale, non sapevo dell’importanza dei gesti e della confidenza con lo spazio che il tuo corpo deve avere per poter rappresentare; perciò ho sentito la necessità di occupare lo spazio in maniera meno irruente e goffa, possibilmente più consapevole.

Non mi reputo timida, ma entrare in sintonia con lo spazio “nudo” d’un palcoscenico è stato per me un impresa difficilissima, forse, perché non consideravo importante il gesto come istrumento espressivo non verbale. Fatto è che uscivo dagli incontri distrutta.

Avevo letto in un articolo in cui diceva che esiste una danza balinesi dove i ballerini possono dire intere frasi con i gesti e il movimento e, che in tempi di guerra, loro fossero perseguitati perché erano in grado di passare dei messaggi chiari alla gente senza lasciare traccia. Trovo incredibile l’ingegno umano.

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